
Essere troppo asserviti al mondo dell’economia, finanza e soprattutto politica si sta rivelando il più grosso problema che l’editoria italiana dovrà affrontare nel breve tempo.
Una volta l’appartenenza era il segno distintivo:
- Il Corriere e la grande imprenditoria del nord
- La Stampa e la Fiat
- Repubblica e la sinistra italiana.
Queste bandiere sventolavano forte e i lettori appartenenti a quei gruppi specifici si riconoscevano nel loro quotidiano preferito, credendo in buona parte a quello che leggevano. Oggi tutti abbiamo fonti alternative di lettura che riteniamo più reali rispetto a quello che ci hanno sempre raccontato i nostri giornali di riferimento, di conseguenza risulta difficile continuare a credere alle fonti di una volta.
I grandi temi sociali che toccano decine di migliaia di persone in ogni città continuano ad essere trattati come “in the old good days”, e il risultato per il lettore è come minimo quello di sentirsi estraneato e confuso. Se ad una manifestazione c’erano 60.000 persone e i quotidiani dicono 6.000, come minimo ho 60.000 persone che smettono di credere in quella fonte. Quindi non la comprano più.
Come possa l’industria editoriale continuare a fare finta che tutto questo non sia vero e stia generando un crollo di vendita delle copie (di conseguenza un crollo della raccolta pubblicitaria) mi risulta incomprensibile. O meglio, capisco che chi è schierato ha sempre più difficoltà a svincolarsi, se mai volesse farlo.
Nell’immagine avete l’andamento dell’ultimo anno da gennaio 2010 a gennaio 2011. I 6 mesi successivi avranno dati ancora più drammatici. E i 5 anni prima hanno grosso modo lo stesso segno negativo: ricordiamoci che il Corriere 5 anni fa raggiungeva punte da 7/800.000 mila copie e la Repubblica stava intorno alle 600.000. Se siete addetti al settore sapete come me che questi dati da anni stanno prendendo potentissime dosi di inutili anabolizzanti, e quindi sono in partenza falsi e gonfiati.
Sono i lettori che non comprano più i quotidiani o i quotidiani che si stanno rivelando nel loro squallore e non meritano più di essere comprati?
NB: il dato de “Il Fatto quotidiano” non ha storico, esistendo da solo un anno, e ha i numeri recenti in aumento del circa 15%.
Giorgio Pulini