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July
09
Quotidiani e libertà

Essere troppo asserviti al mondo dell’economia, finanza e soprattutto politica si sta rivelando il più grosso problema che l’editoria italiana dovrà affrontare nel breve tempo.

Una volta l’appartenenza era il segno distintivo:

- Il Corriere e la grande imprenditoria del nord

- La Stampa e la Fiat

- Repubblica e la sinistra italiana.

Queste bandiere sventolavano forte e i lettori appartenenti a quei gruppi specifici si riconoscevano nel loro quotidiano preferito, credendo in buona parte a quello che leggevano. Oggi tutti abbiamo fonti alternative di lettura che riteniamo più reali rispetto a quello che ci hanno sempre raccontato i nostri giornali di riferimento, di conseguenza risulta difficile continuare a credere alle fonti di una volta.

I grandi temi sociali che toccano decine di migliaia di persone in ogni città continuano ad essere trattati come “in the old good days”, e il risultato per il lettore è come minimo quello di sentirsi estraneato e confuso. Se ad una manifestazione c’erano 60.000 persone e i quotidiani dicono 6.000, come minimo ho 60.000 persone che smettono di credere in quella fonte. Quindi non la comprano più.

Come possa l’industria editoriale continuare a fare finta che tutto questo non sia vero e stia generando un crollo di vendita delle copie (di conseguenza un crollo della raccolta pubblicitaria) mi risulta incomprensibile. O meglio, capisco che chi è schierato ha sempre più difficoltà a svincolarsi, se mai volesse farlo.

Nell’immagine avete l’andamento dell’ultimo anno da gennaio 2010 a gennaio 2011. I 6 mesi successivi avranno dati ancora più drammatici. E i 5 anni prima hanno grosso modo lo stesso segno negativo: ricordiamoci che il Corriere 5 anni fa raggiungeva punte da 7/800.000 mila copie e la Repubblica stava intorno alle 600.000. Se siete addetti al settore sapete come me che questi dati da anni stanno prendendo potentissime dosi di inutili anabolizzanti, e quindi sono in partenza falsi e gonfiati.

Sono i lettori che non comprano più i quotidiani o i quotidiani che si stanno rivelando nel loro squallore e non meritano più di essere comprati?

NB: il dato de “Il Fatto quotidiano” non ha storico, esistendo da solo un anno, e ha i numeri recenti in aumento del circa 15%.

Giorgio Pulini 


This post has 5 notes and tag: # Quotidiani # NoTav # Ads .

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