Giorgio Pulini Snobbler


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May
13
Reasonable expectation of privacy

Quando la mia nonna era in vita mi diceva sempre “Non fare stupidate con i soldi, se fai debiti prima o poi arrivano le guardie e ti portano via tutto. Ma ricordati che frigorifero, cucina, letto e televisore non possono toccarteli”. Mia nonna, rimasta vedova con 5 figli queste cose le sapeva bene. Mi lasciava stupefatto che nell’elenco degli “intoccabili” ci fosse il televisore. Già all’epoca ai media era dato un valore superiore, almeno quanto il latte nel frigorifero e un piatto di pasta calda.

In questi anni tutti abbiamo osservato il ruolo distorto dalla politica della società di riscossioni dei tributi (vedi Equitalia) e tutti stiamo considerando che l’opinione popolare non è proprio così negativa nei confronti degli attacchi continui alle loro sedi o a tutti i gesti d’insubordinazione che abbiamo letto nei giornali o visto su pc o tablet (qualcuno ancora usa la tv come strumento d’informazione?).

Nel futuro prossimo dobbiamo prepararci a nuove sfide da affrontare; potranno sembrare inizialmente meno cruenti, ma nella pratica rappresenteranno solo un obiettivo uguale a fronte di strumenti differenti. Considerando la costante crescita del tasso di povertà delle popolazioni diventerà difficile inasprire la politica della mano dura contro chi già è rovinato dalle congiunture economiche. Ma soprattutto poco resterà alle amministrazioni da esigere nei confronti dei morosi. Quelli veri, non i furbetti con case da sogno e nulla d’intestato.

Se la nostra realtà fisica poco lascerà alla fantasia degli esattori, la nostra identità digitale tante inattese soluzioni avrà da offrire ai nostri debitori. Nell’arco di 10 anni l’industria del digitale vuole spostare tutta la nostra capacità di memoria oggi residente nei pc o hard disk all’interno del mondo cloud, spazi virtuali nei quali possiamo storare l’infinito e al quale possiamo accedere da qualsiasi computer.

Il futuro vede i pc, i mobile e i tablet come semplici strumenti di accesso ai nostri software e a tutto quello che serve per far girare il nostro device, che sarà sempre più leggero, che richiederà sempre meno aggiornamenti e ingombrerà sempre meno memoria. Tanto nella cloud c’è spazio.

Ora immaginiamo il momento in cui tutti avremo, volontariamente o meno, messo in rete la nostra esistenza. Immaginiamo quando le identità digitali saranno targate, omologate, certificate in modo da poter essere reali riferimento per le istituzioni. Il nostro 740, i nostri dati sensibili, le nostre carte di credito, i nostri estratti bancari, le nostre pagelle, diplomi, schede sanitarie e tutto quanto oggi teniamo in tanti differenti ripiani in casa (o file nel computer) saranno tutti nella nostra “anagrafe digitale”.

In caso di disaccordo con le autorità, nel caso non abbiate pagato le multe o nel caso che siate ritenuto un pessimo soggetto per qualche buon motivo (per loro), chi vieterà di mettere le “ganasce” alla vostra identità?

E’ vero che i dati e le password potrete ricuperarli da un back up o da un altro luogo, ma i dati ufficiali saranno sotto sequestro e non li potrete utilizzare. Il numero della vostra carta di credito, la vostra mail certificata con la quale interagire con qualsiasi sistema pubblico, i vostri documenti personali e tutto il resto non potrà essere usaato. Prima vi troverete una tipica pagina di blocco quale quella usata per la pedopornografia

http://62.211.65.19/

e poi al primo tentativo di forzare il sistema avrete commesso lo stesso illecito di chi ha provato a staccare le ganasce dall’auto bloccata.

Se oggi qualcuno vi portasse via il frigo, letto, cucina o computer sarebbe ritenuto un usuraio, un ladro, uno strozzino e di sicuro meriterebbe una protesta dura e pubblica. Ma se invece vi sequestrassero l’identità, credete che qualcuno solidarizzerebbe con voi? Sì, gli amici, ma non mi vedo i titoli sui giornali “mamma di 3 bambini s’incatena al cancello del comune perché non può più accedere alla sua cloud”. Sarebbe stato più toccante leggere “mamma di 3 bambini s’incatena al cancello perché non può pagare il mutuo e le tolgono la casa”, ad esempio. Ma se non puoi accedere alla tua identità digitale non puoi neanche pagare il mutuo perchè non puoi accedere al tuo conto corrente. In rete ci sono molte informazioni su come la polizia deve operare nei confronti di digital evidence (prove digitali) o come eseguire una digital seizure (sequestro digitale).

Se provate a dare un occhio a come la pensano i governi andate qui

http://www.justice.gov/criminal/cybercrime/docs/ssmanual2009.pdf

(chapter 1 - Searching and Seizing Computers Without a Warrant) e vedrete che si sta autorizzando da 3 anni le ricerche e il sequestro dei dati senza mandato a patto di non violare “ a reasonable expectation of privacy”, ragionevolezza di cui nessuno sa definire il perimetro.

Ciò che più mi preoccupa è che se il sequestro materiale (ipoteca….) oggi eseguito da una Equitalia dei beni di una persona è considerato maligno, la digital identity seizure può essere operata su ampi (infiniti) gruppi di persone, senza creare grande eco stampa, in maniera non violenta e soprattutto a distanza.

Del resto le forze di Polizia e Carabinieri hanno organici troppo ampi, quindi troppi stipendi da pagare e anche per loro sta arrivando l’ora del forte ridimensionamento d’organico.

Giorgio Pulini


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January
22
Monna facebook

Goldman Sachs ha attribuito a facebook un valore folle: oramai è come Monna Lisa,  inestimabile. Avevo letto alcuni mesi or sono di 21, e poi 44 e ora 50 billion dollars. Tralasciamo il fatto che Goldman è azionista di facebook. Posso anche pensare che i super ragazzi dorati dell’azienda in oggetto meritano un gran successo e a tutti quelli che ce la fanno auguro di mettersi in tasca un sacco di soldi; però quando leggo le cifre della new economy mi viene sempre molto da pensare e poco da sorridere.

5 billion dollar significano 5 miliardi di dollari; se li dividiamo per 700/800/900 milioni (il numero degli iscritti o active user di FB), otteniamo che ogni singola testa/profilo vale 100$. In realtà la divisione da circa €. 7 a singola testa, che però è solo una parte del valore di FB. FB venderà in borsa solo una parte della società. Una bella sommetta, che fa venire voglia di scrivere a Zuckenberg e chedergli se per la mia presenza è disposto a sganciare 50$ l’anno, comunque un gran affare per lui.

Ma la domanda che mi sorge spontanea è: ma chi diamine sono questi 800 milioni d’iscritti? In Italia ne contiamo circa 18 milioni. Un numero altissimo che conferma FB il canale di comunicazione più potente dell’universo intero e presto ci troveremo anche gli alieni con un loro profilo. Se però decidiamo di entrare leggermente più nel dettaglio, anzi molto più nel dettaglio e iniziamo a cercare quanti siano i profili inutili o fake, o profili di protesta politica, protesta di fede calcistica e tutto il resto che vi può venire in mente, scopriamo che il numero dei NON REALMENTE ISCRITTI è impressionante.

Digitiamo ad esempio Ruby Rubacuori nel search di FB, clicchiamo sulla lente d’ingrandimento laterale e guardiamo i risultati

Io ne ho contati 30, poi iniziavano altri risultati, sempre falsi ma meno attinenti. Non può mancare di conseguenza una sbirciatina al pappone Lele Mora e qui ne troviamo circa 25 di Signor Lele Mora. Troppo facile, viene da pensare, con personaggi di questo tipo, sulla bocca di tutti. Giusto. E allora provate a digitare 3 nomi oramai poco sulla bocca di tutti e addirittura di stampo pre-facebookista: Vanna Marchi, Giovanni Agnelli e Yuri Gagarin.

Con i 5 nomi citati, mal contati, Zuckerberg totalizza circa 140 “active users” e di conseguenza 14.000 dollari di valore societario in più. Lo so che il conto è banalizzato in questo modo, ma le banche continuano a dare un prezzo a singola testa, singolo registrato, portatori di mail o mobile di ogni azienda della new economy. Una vera follia. Quindi io posso valere 100 dollari per Facebook, 100 per twitter, 100 per Google, 100 per Myspace, 100 per Yahoo, 100 per Tiscali e 100 per tutto il resto in cui annovero una presenza digitale.

Mi auguro molto in fretta un ritorno agli antichi costumi di in/civiltà sociale con i quali operavano tanti politici DC nel dopo guerra: “ Se voti per me ti do le scarpe, 1 bottiglia d’olio e 10 kg di pasta”.

All’epoca una testa valeva sempre molto, ma almeno riceveva subito qualcosa in cambio.

Ps: sarebbe meglio avere 9/10 milioni di active users veri piuttosti che numeri gonfiati, come è sempre stato nello stile di Audipress, Auditel, Audiradio, Fieg…

Giorgio Pulini


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December
24
Wikileaks e Apple, stessa battaglia?

 

Quante ne avete viste di meravigliose mappe del mondo digitale? Il web diviso in autostrade, vie ferrate, coloratissime linee congiunte. Digital art che plasma e certifica lo spazio in/finito. Basta leggere anche distrattamente queste mappe e si capisce in fretta il mondo digitale da chi è regolato, chi gestisce il traffico e chi ne trae profitto. Se non le avete mai viste andate su Google immagini e digitate WEB TREND MAPS, Ma torniamo un attimo indietro. Il web diviso? Da poco ho compreso che il web è molto diviso, lottizzato, colonizzato, dominato e il caso di Assange e Wikileaks direi che ce l’hanno dimostrato definitivamente. Non entrerò nel merito del fatto che sia giusto o sbagliato quello che il sito d’informazione oramai più noto al mondo sta facendo. Io lo appoggio incondizionatamente e stop. Facciamo un altra ipotesi, facciamo della fantascienza. All’amministratore delegato della Apple (ho detto fantascienza, non rumor!) viene chiesta una fornitura di 300.000.000 di portatili di un modello super cool per i cinesi. Agli Stati Uniti la cosa da un gran fastidio per qualche motivo che possiamo anche ignorare; ci sono sempre buoni motivi.

Lo stesso Amministratore viene voilà sospettato di copula con 9 minorenni che abusano di cocaina. Oh Dio, che mostro!. Nei server dell’azienda ci potrebbe essere materiale pedo-pornografico nascosto. Tutto fermo per 30 gg di accertamenti. Chiudere subito tutti i rubinetti digitali: server, banda, carrello elettronico, pagamenti, insomma tutto quello che può contenere elementi.

Aziende come Dell, Apple, Google, Amazon, Ebay si vedrebbero l’utile del trimestre con un segno meno da infarto, gli azionisti piccoli e grandi sarebbero da rianimazione e si sarebbe creato un danno d’immagine che potrebbe durare anni. Dopo lunghe indagini viene fuori che era tutto un montaggio e l’Amministratore si rivela un bravo manager ed una persona integerrima, però oramai…

Lo scenario dovrebbe far venire i sudori a tanti super manager nel mondo. Non permettere che qualcuno faccia ad altri quello che domani potrebbero facilmente fare a me, sarebbe stata una scelta più responsabile. Nessuna condanna in anticipo.

Giorgio Pulini


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November
03
La MIGNOTTOCRAZIA di FACEBOOK

Oggi ho navigato 4 ore in pagine FB gestite da agenzie per dare una lettura critica del loro “modus socializandi”. Dedico una parte del mio tempo a questo tipo di analisi e trovo sempre modo di restare sorpreso.

Facendo benchmark per una azienda del settore dolciario sono arrivato alla pagina di uno dei più noti brand al mondo del settore, NUTELLA. Ferrero è un’azienda leader e quindi l’ho scrutata con attenzione.

Dopo essermi letto un centinaio di post nel wall della pagina NUTELLA italia (http://www.facebook.com/Nutella.Italy), utili per comprendere il piano editoriale dell’agenzia che gestisce il profilo, misurare il tasso d’interazione degli utenti con la marca, capire se la community si nutre di contenuto spontaneo, sono arrivato nell’area PHOTOS. Tra quelle dette “photo by others” ho avuto il colpo d’occhio che condivido con voi

La prima immagine nasce dalla richiesta d’indicare i luoghi più belli dove fare colazione con la Nutella, la seconda non ha bisogno di spiegazioni e la terza è la case history di questo post.

Sensibile al fascino femminile e incuriosito da una presenza non brand oriented ho cliccato la foto per capire dove fosse la relazione con Nutella. Questo è il risultato

“If you are looking for sex and casual encounters click here…”, sito porno. Come ben sapete nell’area sottostante a quella del nome di chi ha fatto l“add” erano citate tutte le altre pagine in cui la persona in questione, Kimberly Samson, aveva uploadato la foto. Devo ammettere che sono rimasto colpito dalla capacità di spam espressa: solo fan page con milioni di like di ogni genere e natura: Adidas, U2, Pepsi, Nike, decine di Football club worldwide… Kimberly oltre ad essere, le auguriamo, una bomba del sesso è anche una discreta social editor.

Il venerdì notte o il sabato mattina, metodicamente, gli annunci delle meretrici digitali che guidano a siti porni compaiono come funghetti in tutte le pagine dei principali prodotti e vivono felici fino al lunedì mattina, quando riprendono le attività delle agenzie preposte a gestire i contenuti social delle aziende. Un buco di due giorni nel quale FB è un far west simpaticamente anarchico, fa quello che vuole, fregandosene delle regole. Ed ecco come marchi young, family oriented si trovano ad essere ospiti di belle ragazze discinte che si offrono, proprio come prodotti, sugli scaffali virtuali della grande distribuzione digitale.

Ho sentito parlare poco di questo problema nelle agenzie, ma temo che presto andrà preso in considerazione. Cosa succederebbe se sul vostro spazio foto qualcuno inserisse una bella scena di stupro, o un omicidio o qualcosa di terribilmente forte? E soprattutto di chi è la responsabilità: di FB che permette alle gentili Kimberly Samson di questo mondo di spammare quello che vogliono o delle aziende che non trattano il loro profilo con la dovuta attenzione? Forse tutte e due, ma FB deve fare più attenzione. Molta più attenzione.

Aggiornamento del week end successivo: cambiate le signorine, ma stessa situazione. Brilliant!

Giorgio Pulini


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October
18
L’importanza di essere Linked-in Barack

Visitando per curiosità o interesse professionale i profili linkedin di alcuni noti personaggi del marketing, mi capita spesso di vedere persone connesse a Barack Obama.

Più di una volta mi sono domandato: questa scelta nasce da un desiderio di ostentazione di contatti influenti? Mi sembra difficile: a parte Berlusconi ed altri 100 potenti in Italia nessuno potrebbe essere credibile per il proprio network professionale, e quindi si rischia di sembrare ridicoli. Colleague, Classmate, We have done business together, Friend o Cosa altro dichiari? Il falso in ogni caso.

Dunque il movente deve essere altrove: io stimo il lavoro che questa persona svolge. Plausibile? Forse sì, ma generalmente nessuno lo fa con altre persone che stima. O meglio il 90% della popolazione non è in condizione di poter contattare in maniera così diretta un proprio simbolo. Lo fa su twitter o FB.

Terza ipotesi. Chiedo l’amicizia perchè tanto Barack la da a tutti. Linkedin cruising? The Love Boat dei social media? Mi suona male anche questa.

Me ne rimangono solo due: chiedo l’amicizia a Barack perchè sono una persona a posto e il nuovo presidente degli Stati Uniti è un tipo a posto o in ultimo mi espongo al pubblico mondo del lavoro con il mio crocefisso alle spalle, chiarendo subito che io sono di una lobby precisa: quelli à la Baraque. Nessuna accezione negativa, ma vedendo i profili delle persone collegate ho trovato tanta industria pesante, giovani rampanti di famiglie illustri e qualche sparuta presenza di aziende di servizio, forse perchè i servizi Barack li fa comprare negli Usa, i giovani rampolli li avrà tutti disponibili a collaborare, e l’industria è.. lobby e linkedin.

Dimenticavo: quelli a posto devono connettersi con persone a posto del loro mondo, o anche linkedin diventerà una bolgia classy & messy. No grazie.

Giorgio Pulini


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October
10
FaceBOOK of the DEAD.

Tempo fa è mancato un amico, grande compagno di divertimento, l’insostituibile Goffredo, e quando tempo dopo sono casualmente passato sulla sua pagina FB mi sono reso conto per la prima volta che FB per alcuni è anche un cimitero. Ma questo ragionamento meriterebbe un pensiero più lungo che non è l’oggetto di questo post.

La questione è: sono stati uccisi 4 soldati italiani ieri in Afghanistan e per la prima volta vedo con quanta rapidità una testata giornalistica corre velocemente a leggere i profili FB dei morti. Di questo si tratta. Oggi tanti hanno già scritto un epitaffio senza saperlo. O, peggio ancora, annunciandolo.

L’articolo  qui linkato - http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/09/su-facebook-il-diario-dal-fronte-tra-mille-dubbi-mi-sono-rotto-di-stare-in-afghanistan-non-si-capisce-nulla/70470/  - mi ha fatto venire in mente che adesso la stampa legge il tuo profilo FB quando succede qualcosa. E non ne faccio una questione di etica, ma d’informazione.

Se il caporal maggiore nel profilo ha post del tipo:                                                          “Si vis pacem, para bellum”

“non so con quali armi combatteremo la Terza guerra mondiale, ma nella Quarta useremo sassi e bastoni”

“Io non credo nel paradiso; credo nel dolore, credo nella paura, credo nella morte.”

in ogni caso, che li avesse scritti per convinzione, per scherzo o solo per aggiungere un post in più, egli passa immediatamente sotto la lente d’ingrandimento di qualsiasi persona voglia scrivere di lui, male o bene.  Trovo tutto ciò contemporaneo ma non educato. Se si vuole discutere di guerra è una cosa, ma se si vuole discutere delle singole persone allora bisognerebbe adottare altri criteri di privacy. Per fortuna l’articolo del Fatto Quotidiano è equilibrato, non voyeuristico come avrebbero potuto scegliere di fare altre testate.

In termini di media control, ritengo che sarà molto interessare capire come l’esercito e le 1000 altre istituzioni di questo tipo o di qualsiasi altro tipo vi venga in mente, dovranno trovare il modo di rendere i profili dei propri dipendenti quanto più puliti possibile. Soprattutto per quanto concerne determinate posizioni nelle gerarchie. La stima e la credibilità richieste dalle persone non potranno infrangersi di fronte a certi profili. E’ come se l’amministratore delegato dell Coca-Cola (o il direttore marketing, il direttore commerciale, o un brand manager…) dichiarasse in pubblico che lui è un assaggiatore di vini, o gli piace fare la birra in casa. Non va tanto bene così!

Giorgio Pulini


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September
19
Reputation Defender

Questo post è una verifica sui tempi d’indicizzazione di una immagine nei motori di ricerca. Ho letto recentemente l’articolo apparso su Internazionale tratto dal NY Times http://www.nytimes.com/2010/07/25/magazine/25privacy-t2.html che conferma una serie di pensieri che ho in merito alla privacy digitale. Già da qualche tempo sto operando in questo campo, direttamente solo per pochi amici, e devo dire che la soluzione è piuttosto complicata. Ho avuto modo di parlare con persone che hanno utilizzato uno dei programmi a pagamento esistenti finalizzati alla “cura” della propria immagine sul web e i risultati sono stati vari, dal deludente al discreto. Il problema è quanto ci si è esposti digitalmente ed in quali canali. Rifarsi una verginità web è quasi impossibile, mascherare grossolani errori è un poco più semplice.

Quindi da oggi ho deciso di fare un paio di test su me stesso e vedere di aggiungere ed eliminare certe keyword associate alla propria persona quanto influisca sulla public image. Tra 6 mesi vi comunicherò i risultati.

Just wait.

Giorgio Pulini


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September
15
Al maschio italiano giovane non interessa più la passera o la tv?

Affondare il coltello nella stupidità televisiva non mi diverte più. Bisogna essere fuori di testa per pensare che sia ancora in qualche modo rappresentativo della società contemporanea. Oggi ho letto i dati pubblicati da Starcom (un centro media affidabile nelle analisi) relativi a Miss Italia edizione 2010.

Eccoveli:

5 anni di decrescita infelice. Nei titoli dei tg e delle testate continuerete a leggere del successo di questa edizione, ma questi sono i dati reali.

E come se non bastasse:

Il 68% degli spettatori sono spettatrici, e 61% ha più di 55 anni. Per continuare a fare qualche calcolo “bruto” diciamo che quella percentuale di share vale circa 5,6 milioni di spettatori. Il 32% (maschi) fanno circa 1.792.000 di cui nella fascia d’età tra i 15 anni ed i 24 (detto periodo ormone a palla) solo il 5%, quindi 89.600. Una miseria. Probabilmente i giovani maschi italiani hanno di meglio da fare che 1) guardare la TV 2) guardare la tv e infine 3) guardare Miss Italia. Programma per anziane massaie.

Ho i dati per dimostrare che nello stesso periodo Youtube aveva più spettatori, ma la questione non è sparare sulla tv a favore di Youtube. Io rispetto la tv, che purtroppo è da troppo tempo ostaggio di decerebrati.

E per concludere una schermata da google per mostrare quanto invece è attiva e sveglia la stampa italiana:

Giorgio Pulini


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August
21
Who is killing www?

In questi giorni si fa un gran parlare dell’inizio del declino del web. La storia è semplice: tutte le app che oggi usiamo fanno navigare all’interno di spazi precisi. Se non si usa più un browser per andare dove si vuole, si finisce semplicemente a non navigare più in libertà, a non vagare curiosi, e a non scoprire nulla di nuovo. 

Guardate il vostro smartphone (se non ce l’avete ancora sappiate che per statistica l’avrete entro 24 mesi) quali app presenta: google search, google maps, yahoo search, facebook, twitter, skype e poco altro. In realtà non vi serve molto di più per passare la giornata connessi senza mai sfiorare un browser.

Che il web viva o muoia non m’interessa granchè; dopo il web avremo qualche nuova carta da giocare. Quello che può infastidire è che sembra evidente che si stiano ricreando centri di potere molto forti che tendono a monopolizzare l’attenzione di tanti.

Insomma stiamo ricreando il sistema Rai 1, Canale 5, Sky, Rete 4…

Sembra che sia impossibile per buona parte della gente stare lontani o fuori dai main media. Questa non è una grande novità. Dall’agorà alla festa di paese alla tv al web abbiamo sempre fatto la stessa cosa: andare dove c’è tanta gente. A vedere, a capire, a partecipare, a criticare, ognuno per sè, ma tutti vicini. Quello che cambia è solo che i canali di aggregazione ora sono giganteschi e mondiali, mentre prima erano grandi e locali.

Michael Wolff di Wired sostiene che dietro a ciò ci sia una precisa volontà della finanza: far crescere i grandi e smettere di perdere tempo con i piccoli. Difficile non concordare, ma:  

1) c’è sempre un neonato che sta per azzannare al collo un adulto (Fb, Twitter, 4squares… erano tutti piccoli e sono nati spontaneamente, non frutto di qualche ricerca specifica)

2) nel momento stesso in cui i junior diventano senior puzzano già di cadavere (qualcuno crede ancora oggi che Google sia un Grande Gigante Gentile?)

3) gli uomini della finanza capiscono poco di web e perdono le staffe in fretta. Capiscono tutto di soldi, ma non saranno mai in grado d’innovare realmente.

Chi nel web continua a vedere un futuro ben differente va avanti, aiutato come mai dal word of mouth delle parole semplici di chi, in piena libertà, inizia ad allontanarsi dai soliti percorsi e a vederci un poco più chiaro ed in maniera personale.

Quindi che ammazzino il web dei giga numeri! Noi viviamo di qualche centinaia di contatti con i quali impariamo dove sta andando la realtà.

Giorgio Pulini


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July
16
iPhone 4G vs British Petroleum

Lo sapete, tutto quello che fa Apple è bello. Tutto quello che fa BP è brutto. Tutti vogliamo vivere nel mondo perfetto creato dalla mela. Quasi tutti siamo disposti a pagare valori esagerati per prodotti che meriterebbero di costare un terzo del prezzo oggi praticato (industrialmente parlando un iPhone di qualsiasi tipo costa intorno ai $30). Però non è bello quando un marchio di questo tipo, guidato da uno Steve Jobs che si ritiene il manifesto vivente del parlare chiaro (http://www.youtube.com/watch?v=UF8uR6Z6KLc&feature=player_embedded#!), affronti la realtà di un prodotto difettoso come si è rivelato il 4G tacendo, nascondendo, omettendo. Esattamente come ha fatto BP dal giorno della catastrofe. 

Se fate un salto sul FB di iphone (http://www.facebook.com/#!/pages/iPhone/19661756961?v=wall&ref=ts), con un milione e mezzo di amici, troverete centinaia di commenti di persone arrabbiate per il problema di ricezione e neanche una spiegazione, un chiarimento, un approfondimento in merito da parte dell’azienda. Risulta evidente che la società si sta concentrando per chiarire tutto (si spera) con una conferenza stampa che si terrà domani a Cupertino. 

La simpatia per un brand a volte ci porta a lasciar passare un certo tipo di atteggiamento, ma in verità mi sembra che tra le due aziende citate nel titolo non ci siano state grandi differenze di comportamento di fronte ad un situazione di crisi. Alla faccia del mondo social, valgono ancora le parole di Abraham Lincoln “Meglio tacere e passare per idiota che parlare e dissipare ogni dubbio”.

Del resto lo stesso presidente americano ha anche detto: « Non sono, e non sono mai stato, favorevole a una qualsiasi realizzazione della parità sociale e politica della razza bianca e nera; esiste una differenza fisica tra la razza bianca e nera che credo impedirà per sempre alle due razze una convivenza in termini di parità sociale e politica. E poiché esse non possono convivere in questa maniera, finché rimangono assieme ci dovrà essere la posizione superiore e inferiore, e io, al pari di chiunque altro, sono favorevole a che la posizione superiore venga assegnata alla razza bianca » . Ancora Steve Jobs for president?

Giorgio Pulini


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