Giorgio Pulini Snobbler


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June
28
Lettera aperta al mondo della cultura elettronica torinese

Lettera aperta al mondo della cultura elettronica torinese.

A tutti gli amici dj, musicisti, organizzatori, pr, indipendenti, etichette, ravers duri e puri, associazioni, gruppi di pensiero e gruppi di puro intrattenimento con cui ho avuto il piacere di suonare, pensare, organizzare, sognare insieme.


Negli ultimi 50 anni la musica delle rivolte contro l’ingiustizia sociale è stata il ROCK. New wave e punk, emo, garage, industrial, noise… sono stati meravigliosi momenti che hanno cambiato il genere e lo stile in modo forte e contemporaneo, e hanno sottolineato periodi storici di reale confronto sociale. Ma non c’era la techno con il Vietnam, contro la leva obbligatoria, il 68 o il 77. 

La scena musicale elettronica la ricordate tutti com’è nata a Torino: Goa party all’aperto, super ravers nei capannoni e discoteche piene di gente che voleva divertirsi di più e meglio. In risposta oggi abbiamo leggi super restrittive che obbligano a divertirsi male e poco.

La musica elettronica deve cambiare. Nei prossimi 30 giorni, troppo vicino a noi, assisteremo a violazioni sistematiche di ogni diritto e di ogni legge. Che non devono passare inosservati.

La musica elettronica, vive in digitale ed ha una capacità di comunicazione invidiabile da studi professionali di pr e agenzie di pubblicità internazionali.

Tutti abbiamo una pagina o un profilo facebook, tutti usiamo e gestiamo più canali di comunicazione. Incidere QUESTA volta sul risultato di quello che succede intorno a noi significa spiegare che la techno, la house, la gabba, la minimal, il dub, il downtempo, la massimal, la goa e tutti gli altri generi elettronici hanno a che fare con gente che ha anche pensiero e cultura. 

Se tra i 5 like della nostra pagina presentiamo quello di una causa sociale che in questo momento sentiamo calda, stiamo offrendo ai nostri amici (che hanno cervello e cultura) una personale posizione riguardo qualche cosa di cui c’importa. Se tra le immagini del profilo auto tagghiamo una foto o immagine, la esponiamo nelle cinque foto del profilo. Se lasciamo per un giorno intero un post ben visibile nel nostro profilo, stiamo comunicando.

Significa considerarsi veri e propri canali di comunicazione. E lo siamo.

Inserire un logo sui flyer ha un suo valore.

Indossare una maglietta ha un suo valore.

Raccontare cosa succede a chi ha il piacere e la fortuna di passare 3 ore a cena con Sven Vath, o il guest dj svedese di 16 anni ha un suo valore.

Dare un nome a una traccia o a una serata ha un suo valore.

Usare un’immagine per un post, una copertina, un sottobicchiere ha un suo valore.

Le cose cambiano in fretta. E l’elettronica è veloce a circolare e a fare amici.

Ognuno è libero di suggerire ciò che vuole. Per quanto mi riguarda in questo momento mi sento vicino a chi sta vivendo momenti allucinanti in Val Susa. Non entro di più nel dettaglio. Tutti sappiamo, tutti sentiamo, tutti vedremo di peggio. Io non posso credere a comuni militarizzati a 30 km da Torino, ad anziani donne e ragazzi manganellati. Non posso credere a 15 miliardi di euro bruciati per pochi chilometri di treno.

Ognuno faccia quello che può. Siamo talmente in tanti che basta poco per dare un grande segnale di vitalità, far capire che non vogliamo essere presi in giro dalla politica tutta. E chiediamo ai nostri amici di fare la stessa azione digitale. Facebook, twitter, netlog, quora, yahoo answer, friendfeed, blog, forum e tutto quello che avete.

Questo non è rock. Gli strumenti social ci appartengono. Noi siamo TECHNO.

Giorgio Pulini


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January
22
Monna facebook

Goldman Sachs ha attribuito a facebook un valore folle: oramai è come Monna Lisa,  inestimabile. Avevo letto alcuni mesi or sono di 21, e poi 44 e ora 50 billion dollars. Tralasciamo il fatto che Goldman è azionista di facebook. Posso anche pensare che i super ragazzi dorati dell’azienda in oggetto meritano un gran successo e a tutti quelli che ce la fanno auguro di mettersi in tasca un sacco di soldi; però quando leggo le cifre della new economy mi viene sempre molto da pensare e poco da sorridere.

5 billion dollar significano 5 miliardi di dollari; se li dividiamo per 700/800/900 milioni (il numero degli iscritti o active user di FB), otteniamo che ogni singola testa/profilo vale 100$. In realtà la divisione da circa €. 7 a singola testa, che però è solo una parte del valore di FB. FB venderà in borsa solo una parte della società. Una bella sommetta, che fa venire voglia di scrivere a Zuckenberg e chedergli se per la mia presenza è disposto a sganciare 50$ l’anno, comunque un gran affare per lui.

Ma la domanda che mi sorge spontanea è: ma chi diamine sono questi 800 milioni d’iscritti? In Italia ne contiamo circa 18 milioni. Un numero altissimo che conferma FB il canale di comunicazione più potente dell’universo intero e presto ci troveremo anche gli alieni con un loro profilo. Se però decidiamo di entrare leggermente più nel dettaglio, anzi molto più nel dettaglio e iniziamo a cercare quanti siano i profili inutili o fake, o profili di protesta politica, protesta di fede calcistica e tutto il resto che vi può venire in mente, scopriamo che il numero dei NON REALMENTE ISCRITTI è impressionante.

Digitiamo ad esempio Ruby Rubacuori nel search di FB, clicchiamo sulla lente d’ingrandimento laterale e guardiamo i risultati

Io ne ho contati 30, poi iniziavano altri risultati, sempre falsi ma meno attinenti. Non può mancare di conseguenza una sbirciatina al pappone Lele Mora e qui ne troviamo circa 25 di Signor Lele Mora. Troppo facile, viene da pensare, con personaggi di questo tipo, sulla bocca di tutti. Giusto. E allora provate a digitare 3 nomi oramai poco sulla bocca di tutti e addirittura di stampo pre-facebookista: Vanna Marchi, Giovanni Agnelli e Yuri Gagarin.

Con i 5 nomi citati, mal contati, Zuckerberg totalizza circa 140 “active users” e di conseguenza 14.000 dollari di valore societario in più. Lo so che il conto è banalizzato in questo modo, ma le banche continuano a dare un prezzo a singola testa, singolo registrato, portatori di mail o mobile di ogni azienda della new economy. Una vera follia. Quindi io posso valere 100 dollari per Facebook, 100 per twitter, 100 per Google, 100 per Myspace, 100 per Yahoo, 100 per Tiscali e 100 per tutto il resto in cui annovero una presenza digitale.

Mi auguro molto in fretta un ritorno agli antichi costumi di in/civiltà sociale con i quali operavano tanti politici DC nel dopo guerra: “ Se voti per me ti do le scarpe, 1 bottiglia d’olio e 10 kg di pasta”.

All’epoca una testa valeva sempre molto, ma almeno riceveva subito qualcosa in cambio.

Ps: sarebbe meglio avere 9/10 milioni di active users veri piuttosti che numeri gonfiati, come è sempre stato nello stile di Audipress, Auditel, Audiradio, Fieg…

Giorgio Pulini


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December
24
Wikileaks e Apple, stessa battaglia?

 

Quante ne avete viste di meravigliose mappe del mondo digitale? Il web diviso in autostrade, vie ferrate, coloratissime linee congiunte. Digital art che plasma e certifica lo spazio in/finito. Basta leggere anche distrattamente queste mappe e si capisce in fretta il mondo digitale da chi è regolato, chi gestisce il traffico e chi ne trae profitto. Se non le avete mai viste andate su Google immagini e digitate WEB TREND MAPS, Ma torniamo un attimo indietro. Il web diviso? Da poco ho compreso che il web è molto diviso, lottizzato, colonizzato, dominato e il caso di Assange e Wikileaks direi che ce l’hanno dimostrato definitivamente. Non entrerò nel merito del fatto che sia giusto o sbagliato quello che il sito d’informazione oramai più noto al mondo sta facendo. Io lo appoggio incondizionatamente e stop. Facciamo un altra ipotesi, facciamo della fantascienza. All’amministratore delegato della Apple (ho detto fantascienza, non rumor!) viene chiesta una fornitura di 300.000.000 di portatili di un modello super cool per i cinesi. Agli Stati Uniti la cosa da un gran fastidio per qualche motivo che possiamo anche ignorare; ci sono sempre buoni motivi.

Lo stesso Amministratore viene voilà sospettato di copula con 9 minorenni che abusano di cocaina. Oh Dio, che mostro!. Nei server dell’azienda ci potrebbe essere materiale pedo-pornografico nascosto. Tutto fermo per 30 gg di accertamenti. Chiudere subito tutti i rubinetti digitali: server, banda, carrello elettronico, pagamenti, insomma tutto quello che può contenere elementi.

Aziende come Dell, Apple, Google, Amazon, Ebay si vedrebbero l’utile del trimestre con un segno meno da infarto, gli azionisti piccoli e grandi sarebbero da rianimazione e si sarebbe creato un danno d’immagine che potrebbe durare anni. Dopo lunghe indagini viene fuori che era tutto un montaggio e l’Amministratore si rivela un bravo manager ed una persona integerrima, però oramai…

Lo scenario dovrebbe far venire i sudori a tanti super manager nel mondo. Non permettere che qualcuno faccia ad altri quello che domani potrebbero facilmente fare a me, sarebbe stata una scelta più responsabile. Nessuna condanna in anticipo.

Giorgio Pulini


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November
03
La MIGNOTTOCRAZIA di FACEBOOK

Oggi ho navigato 4 ore in pagine FB gestite da agenzie per dare una lettura critica del loro “modus socializandi”. Dedico una parte del mio tempo a questo tipo di analisi e trovo sempre modo di restare sorpreso.

Facendo benchmark per una azienda del settore dolciario sono arrivato alla pagina di uno dei più noti brand al mondo del settore, NUTELLA. Ferrero è un’azienda leader e quindi l’ho scrutata con attenzione.

Dopo essermi letto un centinaio di post nel wall della pagina NUTELLA italia (http://www.facebook.com/Nutella.Italy), utili per comprendere il piano editoriale dell’agenzia che gestisce il profilo, misurare il tasso d’interazione degli utenti con la marca, capire se la community si nutre di contenuto spontaneo, sono arrivato nell’area PHOTOS. Tra quelle dette “photo by others” ho avuto il colpo d’occhio che condivido con voi

La prima immagine nasce dalla richiesta d’indicare i luoghi più belli dove fare colazione con la Nutella, la seconda non ha bisogno di spiegazioni e la terza è la case history di questo post.

Sensibile al fascino femminile e incuriosito da una presenza non brand oriented ho cliccato la foto per capire dove fosse la relazione con Nutella. Questo è il risultato

“If you are looking for sex and casual encounters click here…”, sito porno. Come ben sapete nell’area sottostante a quella del nome di chi ha fatto l“add” erano citate tutte le altre pagine in cui la persona in questione, Kimberly Samson, aveva uploadato la foto. Devo ammettere che sono rimasto colpito dalla capacità di spam espressa: solo fan page con milioni di like di ogni genere e natura: Adidas, U2, Pepsi, Nike, decine di Football club worldwide… Kimberly oltre ad essere, le auguriamo, una bomba del sesso è anche una discreta social editor.

Il venerdì notte o il sabato mattina, metodicamente, gli annunci delle meretrici digitali che guidano a siti porni compaiono come funghetti in tutte le pagine dei principali prodotti e vivono felici fino al lunedì mattina, quando riprendono le attività delle agenzie preposte a gestire i contenuti social delle aziende. Un buco di due giorni nel quale FB è un far west simpaticamente anarchico, fa quello che vuole, fregandosene delle regole. Ed ecco come marchi young, family oriented si trovano ad essere ospiti di belle ragazze discinte che si offrono, proprio come prodotti, sugli scaffali virtuali della grande distribuzione digitale.

Ho sentito parlare poco di questo problema nelle agenzie, ma temo che presto andrà preso in considerazione. Cosa succederebbe se sul vostro spazio foto qualcuno inserisse una bella scena di stupro, o un omicidio o qualcosa di terribilmente forte? E soprattutto di chi è la responsabilità: di FB che permette alle gentili Kimberly Samson di questo mondo di spammare quello che vogliono o delle aziende che non trattano il loro profilo con la dovuta attenzione? Forse tutte e due, ma FB deve fare più attenzione. Molta più attenzione.

Aggiornamento del week end successivo: cambiate le signorine, ma stessa situazione. Brilliant!

Giorgio Pulini


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October
18
L’importanza di essere Linked-in Barack

Visitando per curiosità o interesse professionale i profili linkedin di alcuni noti personaggi del marketing, mi capita spesso di vedere persone connesse a Barack Obama.

Più di una volta mi sono domandato: questa scelta nasce da un desiderio di ostentazione di contatti influenti? Mi sembra difficile: a parte Berlusconi ed altri 100 potenti in Italia nessuno potrebbe essere credibile per il proprio network professionale, e quindi si rischia di sembrare ridicoli. Colleague, Classmate, We have done business together, Friend o Cosa altro dichiari? Il falso in ogni caso.

Dunque il movente deve essere altrove: io stimo il lavoro che questa persona svolge. Plausibile? Forse sì, ma generalmente nessuno lo fa con altre persone che stima. O meglio il 90% della popolazione non è in condizione di poter contattare in maniera così diretta un proprio simbolo. Lo fa su twitter o FB.

Terza ipotesi. Chiedo l’amicizia perchè tanto Barack la da a tutti. Linkedin cruising? The Love Boat dei social media? Mi suona male anche questa.

Me ne rimangono solo due: chiedo l’amicizia a Barack perchè sono una persona a posto e il nuovo presidente degli Stati Uniti è un tipo a posto o in ultimo mi espongo al pubblico mondo del lavoro con il mio crocefisso alle spalle, chiarendo subito che io sono di una lobby precisa: quelli à la Baraque. Nessuna accezione negativa, ma vedendo i profili delle persone collegate ho trovato tanta industria pesante, giovani rampanti di famiglie illustri e qualche sparuta presenza di aziende di servizio, forse perchè i servizi Barack li fa comprare negli Usa, i giovani rampolli li avrà tutti disponibili a collaborare, e l’industria è.. lobby e linkedin.

Dimenticavo: quelli a posto devono connettersi con persone a posto del loro mondo, o anche linkedin diventerà una bolgia classy & messy. No grazie.

Giorgio Pulini


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October
10
FaceBOOK of the DEAD.

Tempo fa è mancato un amico, grande compagno di divertimento, l’insostituibile Goffredo, e quando tempo dopo sono casualmente passato sulla sua pagina FB mi sono reso conto per la prima volta che FB per alcuni è anche un cimitero. Ma questo ragionamento meriterebbe un pensiero più lungo che non è l’oggetto di questo post.

La questione è: sono stati uccisi 4 soldati italiani ieri in Afghanistan e per la prima volta vedo con quanta rapidità una testata giornalistica corre velocemente a leggere i profili FB dei morti. Di questo si tratta. Oggi tanti hanno già scritto un epitaffio senza saperlo. O, peggio ancora, annunciandolo.

L’articolo  qui linkato - http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/09/su-facebook-il-diario-dal-fronte-tra-mille-dubbi-mi-sono-rotto-di-stare-in-afghanistan-non-si-capisce-nulla/70470/  - mi ha fatto venire in mente che adesso la stampa legge il tuo profilo FB quando succede qualcosa. E non ne faccio una questione di etica, ma d’informazione.

Se il caporal maggiore nel profilo ha post del tipo:                                                          “Si vis pacem, para bellum”

“non so con quali armi combatteremo la Terza guerra mondiale, ma nella Quarta useremo sassi e bastoni”

“Io non credo nel paradiso; credo nel dolore, credo nella paura, credo nella morte.”

in ogni caso, che li avesse scritti per convinzione, per scherzo o solo per aggiungere un post in più, egli passa immediatamente sotto la lente d’ingrandimento di qualsiasi persona voglia scrivere di lui, male o bene.  Trovo tutto ciò contemporaneo ma non educato. Se si vuole discutere di guerra è una cosa, ma se si vuole discutere delle singole persone allora bisognerebbe adottare altri criteri di privacy. Per fortuna l’articolo del Fatto Quotidiano è equilibrato, non voyeuristico come avrebbero potuto scegliere di fare altre testate.

In termini di media control, ritengo che sarà molto interessare capire come l’esercito e le 1000 altre istituzioni di questo tipo o di qualsiasi altro tipo vi venga in mente, dovranno trovare il modo di rendere i profili dei propri dipendenti quanto più puliti possibile. Soprattutto per quanto concerne determinate posizioni nelle gerarchie. La stima e la credibilità richieste dalle persone non potranno infrangersi di fronte a certi profili. E’ come se l’amministratore delegato dell Coca-Cola (o il direttore marketing, il direttore commerciale, o un brand manager…) dichiarasse in pubblico che lui è un assaggiatore di vini, o gli piace fare la birra in casa. Non va tanto bene così!

Giorgio Pulini


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July
16
iPhone 4G vs British Petroleum

Lo sapete, tutto quello che fa Apple è bello. Tutto quello che fa BP è brutto. Tutti vogliamo vivere nel mondo perfetto creato dalla mela. Quasi tutti siamo disposti a pagare valori esagerati per prodotti che meriterebbero di costare un terzo del prezzo oggi praticato (industrialmente parlando un iPhone di qualsiasi tipo costa intorno ai $30). Però non è bello quando un marchio di questo tipo, guidato da uno Steve Jobs che si ritiene il manifesto vivente del parlare chiaro (http://www.youtube.com/watch?v=UF8uR6Z6KLc&feature=player_embedded#!), affronti la realtà di un prodotto difettoso come si è rivelato il 4G tacendo, nascondendo, omettendo. Esattamente come ha fatto BP dal giorno della catastrofe. 

Se fate un salto sul FB di iphone (http://www.facebook.com/#!/pages/iPhone/19661756961?v=wall&ref=ts), con un milione e mezzo di amici, troverete centinaia di commenti di persone arrabbiate per il problema di ricezione e neanche una spiegazione, un chiarimento, un approfondimento in merito da parte dell’azienda. Risulta evidente che la società si sta concentrando per chiarire tutto (si spera) con una conferenza stampa che si terrà domani a Cupertino. 

La simpatia per un brand a volte ci porta a lasciar passare un certo tipo di atteggiamento, ma in verità mi sembra che tra le due aziende citate nel titolo non ci siano state grandi differenze di comportamento di fronte ad un situazione di crisi. Alla faccia del mondo social, valgono ancora le parole di Abraham Lincoln “Meglio tacere e passare per idiota che parlare e dissipare ogni dubbio”.

Del resto lo stesso presidente americano ha anche detto: « Non sono, e non sono mai stato, favorevole a una qualsiasi realizzazione della parità sociale e politica della razza bianca e nera; esiste una differenza fisica tra la razza bianca e nera che credo impedirà per sempre alle due razze una convivenza in termini di parità sociale e politica. E poiché esse non possono convivere in questa maniera, finché rimangono assieme ci dovrà essere la posizione superiore e inferiore, e io, al pari di chiunque altro, sono favorevole a che la posizione superiore venga assegnata alla razza bianca » . Ancora Steve Jobs for president?

Giorgio Pulini


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June
24
Ma quanti veri fan ha su FB Fiat?

A volte bisognerebbe considerare meglio il senso delle parole. Nella bacheca della pagina Facebook della nota azienda automobilistica, vanto e gloria della produzione italica, oggi compare: 65.537 people like this.

Il numero di fan, come tanti possono immaginare, è uno degli indicatori che permette di decretare il successo o l’insuccesso della FB strategy di una azienda, e viene sbandierato per esplicitare l’amore che i consumatori hanno per azienda, marchio o prodotto. Raramente si considera che invece si vuole “urlare” pubblicamente il giudizio negativo o di profondo odio e disgusto per l’operato della suddetta azienda l’altoparlante rimane sempre FB. E’ molto facile: si clicca il bottone “like”, si diventa fan e poi si posta il proprio commento in bacheca, tipo questi (tutti presenti in questo preciso momento).

Daniele Trovato ogni italiano dovrebbe avere una macchina fiat in regalo…cn tutti i soldi di incentivi e salva fallimenti (soldi del contribuente) ke lo stato gli ha dato…..la fiat è una multinazionale e fa cm tutte sfrutta la gente in paesi dove i diritti dei lavoratori sn negati…quindi semplicemente vi invito a boicottare la fiat.

Domenico Iasenza una domanda : vorrei sapere se noi c.a.t. veniamo ripresi alla SEVEL

Roberto Mecacci VERGOGNA PER QUELLO CHE SUCCEDE A POMIGLIANO!!!!!
FIAT PANDA IN POLONIA…………COMPLIMENTI MARCHIONNE!!!!!

Ruggero Collard E di questo,che dice FIAT?????http://www.youtube.com/watch?v=ow24-c0swg

Sara Incani nella mia vita non comprerò mai piu’ una fiat, e l’unico mnotivo per
cui ho messo “mi piace” in questa pagina e per poter scrivere cio’ che
penso! la mia macchina,nuovissima appena uscita dal concessionario ha
avuto problemi con la frizione e tuttora me li porto dietro, il minimo
della macchina ogni tanto fa quello che vuo…

Giorgio Pulini


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June
06
Cannoni jamaicani vs Social media editor

A volte è proprio difficile percepire la realtà diversamente da come ce la immaginiamo. Soprattutto quando l’oggetto della nostra raffigurazione è dipinta a tinte gioiose, con suoni allegri e sapori gustosi. In questo momento il mondo dei social media, l’universo banale del “tutto va bene” e del “divertiamoci” mi ricorda la Jamaica. Credo che chiunque di noi abbia difficoltà a figurarsi la terra di Jamaica senza i suoi luoghi comuni: spiaggia, mare, reggae e ganja. In realtà da tempo l’esercito jamaicano ha tirato fuori dalle caserme i suoi carri armati (V 150 della Cadillac fuori produzione) e fa la guerra. Negli ultimi mesi ci sono stati circa 50 morti nel tentativo di arrestare il presidente/ombra/narco-trafficante Coke (si chiama proprio così). Uno tra gli eserciti più corrotti al mondo cerca di arrestare uno dei maggiori corruttori di eserciti al mondo. Anche dietro all’immaginario collettivo dei social network esiste un esercito (per numerosità ma non per bellicosità) inimmaginabile. Le decine di migliaia di pagine facebook aziendali che inondano il sistema web di sorrisino da famiglie felici, i milioni di post da sommo gaudio quotidiano nascondono truppe di content o social editor che ora dopo ora danno vita alla digital life dei prodotti. I generali, come al solito sono noti: strategist fenomenali che scrutano il futuro e immaginano la soluzione più appropiata per il lancio di xxy. Ma senza un social editor (colui che decide cosa scrivere e pubblicare) tutti i piani futuri crollano affondando in una poltiglia informe di banalità. I social editor, come i soldati jamaicani sognano una vita diversa fatta di grandi frasi e beau geste. E come i soldati jamaicani sono generalmente mal retribuiti. V’interessa che la page FB del vostro brand preferito vi auguri buon compleanno o vi dia i consigli per la giornata? Forse non molto… Un bravo social editor cerca engagement non banale, e rende fruttuoso un terreno con poca linfa. Dietro ai grandi immaginari c’è sempre qualcosa di diverso da quello che si è portati a pensare.  

Giorgio Pulini


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