Giorgio Pulini Snobbler


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January
22
Monna facebook

Goldman Sachs ha attribuito a facebook un valore folle: oramai è come Monna Lisa,  inestimabile. Avevo letto alcuni mesi or sono di 21, e poi 44 e ora 50 billion dollars. Tralasciamo il fatto che Goldman è azionista di facebook. Posso anche pensare che i super ragazzi dorati dell’azienda in oggetto meritano un gran successo e a tutti quelli che ce la fanno auguro di mettersi in tasca un sacco di soldi; però quando leggo le cifre della new economy mi viene sempre molto da pensare e poco da sorridere.

5 billion dollar significano 5 miliardi di dollari; se li dividiamo per 700/800/900 milioni (il numero degli iscritti o active user di FB), otteniamo che ogni singola testa/profilo vale 100$. In realtà la divisione da circa €. 7 a singola testa, che però è solo una parte del valore di FB. FB venderà in borsa solo una parte della società. Una bella sommetta, che fa venire voglia di scrivere a Zuckenberg e chedergli se per la mia presenza è disposto a sganciare 50$ l’anno, comunque un gran affare per lui.

Ma la domanda che mi sorge spontanea è: ma chi diamine sono questi 800 milioni d’iscritti? In Italia ne contiamo circa 18 milioni. Un numero altissimo che conferma FB il canale di comunicazione più potente dell’universo intero e presto ci troveremo anche gli alieni con un loro profilo. Se però decidiamo di entrare leggermente più nel dettaglio, anzi molto più nel dettaglio e iniziamo a cercare quanti siano i profili inutili o fake, o profili di protesta politica, protesta di fede calcistica e tutto il resto che vi può venire in mente, scopriamo che il numero dei NON REALMENTE ISCRITTI è impressionante.

Digitiamo ad esempio Ruby Rubacuori nel search di FB, clicchiamo sulla lente d’ingrandimento laterale e guardiamo i risultati

Io ne ho contati 30, poi iniziavano altri risultati, sempre falsi ma meno attinenti. Non può mancare di conseguenza una sbirciatina al pappone Lele Mora e qui ne troviamo circa 25 di Signor Lele Mora. Troppo facile, viene da pensare, con personaggi di questo tipo, sulla bocca di tutti. Giusto. E allora provate a digitare 3 nomi oramai poco sulla bocca di tutti e addirittura di stampo pre-facebookista: Vanna Marchi, Giovanni Agnelli e Yuri Gagarin.

Con i 5 nomi citati, mal contati, Zuckerberg totalizza circa 140 “active users” e di conseguenza 14.000 dollari di valore societario in più. Lo so che il conto è banalizzato in questo modo, ma le banche continuano a dare un prezzo a singola testa, singolo registrato, portatori di mail o mobile di ogni azienda della new economy. Una vera follia. Quindi io posso valere 100 dollari per Facebook, 100 per twitter, 100 per Google, 100 per Myspace, 100 per Yahoo, 100 per Tiscali e 100 per tutto il resto in cui annovero una presenza digitale.

Mi auguro molto in fretta un ritorno agli antichi costumi di in/civiltà sociale con i quali operavano tanti politici DC nel dopo guerra: “ Se voti per me ti do le scarpe, 1 bottiglia d’olio e 10 kg di pasta”.

All’epoca una testa valeva sempre molto, ma almeno riceveva subito qualcosa in cambio.

Ps: sarebbe meglio avere 9/10 milioni di active users veri piuttosti che numeri gonfiati, come è sempre stato nello stile di Audipress, Auditel, Audiradio, Fieg…

Giorgio Pulini


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December
24
Wikileaks e Apple, stessa battaglia?

 

Quante ne avete viste di meravigliose mappe del mondo digitale? Il web diviso in autostrade, vie ferrate, coloratissime linee congiunte. Digital art che plasma e certifica lo spazio in/finito. Basta leggere anche distrattamente queste mappe e si capisce in fretta il mondo digitale da chi è regolato, chi gestisce il traffico e chi ne trae profitto. Se non le avete mai viste andate su Google immagini e digitate WEB TREND MAPS, Ma torniamo un attimo indietro. Il web diviso? Da poco ho compreso che il web è molto diviso, lottizzato, colonizzato, dominato e il caso di Assange e Wikileaks direi che ce l’hanno dimostrato definitivamente. Non entrerò nel merito del fatto che sia giusto o sbagliato quello che il sito d’informazione oramai più noto al mondo sta facendo. Io lo appoggio incondizionatamente e stop. Facciamo un altra ipotesi, facciamo della fantascienza. All’amministratore delegato della Apple (ho detto fantascienza, non rumor!) viene chiesta una fornitura di 300.000.000 di portatili di un modello super cool per i cinesi. Agli Stati Uniti la cosa da un gran fastidio per qualche motivo che possiamo anche ignorare; ci sono sempre buoni motivi.

Lo stesso Amministratore viene voilà sospettato di copula con 9 minorenni che abusano di cocaina. Oh Dio, che mostro!. Nei server dell’azienda ci potrebbe essere materiale pedo-pornografico nascosto. Tutto fermo per 30 gg di accertamenti. Chiudere subito tutti i rubinetti digitali: server, banda, carrello elettronico, pagamenti, insomma tutto quello che può contenere elementi.

Aziende come Dell, Apple, Google, Amazon, Ebay si vedrebbero l’utile del trimestre con un segno meno da infarto, gli azionisti piccoli e grandi sarebbero da rianimazione e si sarebbe creato un danno d’immagine che potrebbe durare anni. Dopo lunghe indagini viene fuori che era tutto un montaggio e l’Amministratore si rivela un bravo manager ed una persona integerrima, però oramai…

Lo scenario dovrebbe far venire i sudori a tanti super manager nel mondo. Non permettere che qualcuno faccia ad altri quello che domani potrebbero facilmente fare a me, sarebbe stata una scelta più responsabile. Nessuna condanna in anticipo.

Giorgio Pulini


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October
10
FaceBOOK of the DEAD.

Tempo fa è mancato un amico, grande compagno di divertimento, l’insostituibile Goffredo, e quando tempo dopo sono casualmente passato sulla sua pagina FB mi sono reso conto per la prima volta che FB per alcuni è anche un cimitero. Ma questo ragionamento meriterebbe un pensiero più lungo che non è l’oggetto di questo post.

La questione è: sono stati uccisi 4 soldati italiani ieri in Afghanistan e per la prima volta vedo con quanta rapidità una testata giornalistica corre velocemente a leggere i profili FB dei morti. Di questo si tratta. Oggi tanti hanno già scritto un epitaffio senza saperlo. O, peggio ancora, annunciandolo.

L’articolo  qui linkato - http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/09/su-facebook-il-diario-dal-fronte-tra-mille-dubbi-mi-sono-rotto-di-stare-in-afghanistan-non-si-capisce-nulla/70470/  - mi ha fatto venire in mente che adesso la stampa legge il tuo profilo FB quando succede qualcosa. E non ne faccio una questione di etica, ma d’informazione.

Se il caporal maggiore nel profilo ha post del tipo:                                                          “Si vis pacem, para bellum”

“non so con quali armi combatteremo la Terza guerra mondiale, ma nella Quarta useremo sassi e bastoni”

“Io non credo nel paradiso; credo nel dolore, credo nella paura, credo nella morte.”

in ogni caso, che li avesse scritti per convinzione, per scherzo o solo per aggiungere un post in più, egli passa immediatamente sotto la lente d’ingrandimento di qualsiasi persona voglia scrivere di lui, male o bene.  Trovo tutto ciò contemporaneo ma non educato. Se si vuole discutere di guerra è una cosa, ma se si vuole discutere delle singole persone allora bisognerebbe adottare altri criteri di privacy. Per fortuna l’articolo del Fatto Quotidiano è equilibrato, non voyeuristico come avrebbero potuto scegliere di fare altre testate.

In termini di media control, ritengo che sarà molto interessare capire come l’esercito e le 1000 altre istituzioni di questo tipo o di qualsiasi altro tipo vi venga in mente, dovranno trovare il modo di rendere i profili dei propri dipendenti quanto più puliti possibile. Soprattutto per quanto concerne determinate posizioni nelle gerarchie. La stima e la credibilità richieste dalle persone non potranno infrangersi di fronte a certi profili. E’ come se l’amministratore delegato dell Coca-Cola (o il direttore marketing, il direttore commerciale, o un brand manager…) dichiarasse in pubblico che lui è un assaggiatore di vini, o gli piace fare la birra in casa. Non va tanto bene così!

Giorgio Pulini


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June
24
Ma quanti veri fan ha su FB Fiat?

A volte bisognerebbe considerare meglio il senso delle parole. Nella bacheca della pagina Facebook della nota azienda automobilistica, vanto e gloria della produzione italica, oggi compare: 65.537 people like this.

Il numero di fan, come tanti possono immaginare, è uno degli indicatori che permette di decretare il successo o l’insuccesso della FB strategy di una azienda, e viene sbandierato per esplicitare l’amore che i consumatori hanno per azienda, marchio o prodotto. Raramente si considera che invece si vuole “urlare” pubblicamente il giudizio negativo o di profondo odio e disgusto per l’operato della suddetta azienda l’altoparlante rimane sempre FB. E’ molto facile: si clicca il bottone “like”, si diventa fan e poi si posta il proprio commento in bacheca, tipo questi (tutti presenti in questo preciso momento).

Daniele Trovato ogni italiano dovrebbe avere una macchina fiat in regalo…cn tutti i soldi di incentivi e salva fallimenti (soldi del contribuente) ke lo stato gli ha dato…..la fiat è una multinazionale e fa cm tutte sfrutta la gente in paesi dove i diritti dei lavoratori sn negati…quindi semplicemente vi invito a boicottare la fiat.

Domenico Iasenza una domanda : vorrei sapere se noi c.a.t. veniamo ripresi alla SEVEL

Roberto Mecacci VERGOGNA PER QUELLO CHE SUCCEDE A POMIGLIANO!!!!!
FIAT PANDA IN POLONIA…………COMPLIMENTI MARCHIONNE!!!!!

Ruggero Collard E di questo,che dice FIAT?????http://www.youtube.com/watch?v=ow24-c0swg

Sara Incani nella mia vita non comprerò mai piu’ una fiat, e l’unico mnotivo per
cui ho messo “mi piace” in questa pagina e per poter scrivere cio’ che
penso! la mia macchina,nuovissima appena uscita dal concessionario ha
avuto problemi con la frizione e tuttora me li porto dietro, il minimo
della macchina ogni tanto fa quello che vuo…

Giorgio Pulini


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