Mi sono posto questa domanda. Da inesperto del mondo delle armi ho provato a fare un poco di ricerche nel web. Questa è la soluzione:

La modica cifretta di $569.000. In realtà, un poco come per le automobili, con gli optional arrivano fino a $800.000. Così pare. E pare anche che se vi fate un giro sui siti dei gruppi pro-militari americani, quelli ammalati di guerrafondismo e che comunque il nemico lo vorrebbero strangolare e non bombardare, gli esperti si domandino perchè usare questo “missile da crociera” (non è adorabile?) così potente, quando usando missili molto più light si possono centrare lo stesso gli obiettivi, senza fare crateri lunari intorno. E risparmiando milioni di dollari dei contribuenti. Un poco come usare Rolls Royce come auto da car sharing.
Una domanda che mi gira per la testa è: ma voi compreste armi da una nazione estera? Non sono favorevole in nessun modo all’industria delle armi, ma se dovessi esserlo vorrei che le mie bombe intelligenti le producesse una intelligente azienda che me le fornisse in esclusiva, collegata alla mia migliore università in materia. Km 0 dell’investimento della spesa militare. E se compro un razzo da qualche azienda estera con dentro un trojan che può comandarlo e guidarlo quando vuole?
Ma signori… donne, buoi e munizioni dei paesi tuoi.
Giorgio Pulini

Non l’avevo mai visto prima. Una rivoluzione in diretta. Non le immagini, i filmati o parti audio dei combattimenti: ci succede spesso di poter fruire di questo contenuto. Io intendo la mappa. Questa è la novità. In diretta sul sito http://ntclibya.org/english/map-of-revolution/ potete seguire quello che sta succedendo geograficamente in Libia. Non aspettatevi un google maps o satellite, parlo di mappa vecchio stile. Dapprima mi sorprende il fatto che riescano a mettere in piedi un sito e organizzarne la comunicazione; poi mi colpisce la potenza che ha un canale di questo tipo. Sarà corretto? Sarà leale? Credergli o diffidare? Come al solito la mia analisi si tiene lontano dal contesto specifico, ma mi fa domandare: e se succedesse a noi? Sostituiamo i nomi delle città della Libia con quelli di città italiane. Se un giorno (che mi auguro non sorga mai) io, abitante di Torino, dovessi decidere quale città raggiungere, già liberata dalla guerra civile, cosa sceglierei? Se è vero quello che dice il sito web, forse sono salvo. Se invece è sbagliato quanto descrive, trovo i mercenari che si diverterianno con me per qualche ora prima di uccidermi. La responsabilità dei media è devastante.
Altro scenario. Io sono un capo rivoluzione e attraverso queste mappe faccio vedere che molte più città di quante sono in realtà, stanno insorgendo. Spingo i dubbiosi ad insorgere. “Anche voi potete farcela!”. Il prezzo di una rivoluzione va giustamente suddiviso tra tutte le persone che subiscono da decenni una tirannia e a questa tirannia vogliono porre termine. Consapevoli di cosa stanno andando ad incontrare.
Da qualsiasi angolazione vogliate vederla non è affatto una novità da poco conto. Il futuro di ogni conflitto che vedremo esplodere avrà un sito di riferimento e naturalmente un contro sito. Come una volta c’erano lo spionaggio ed il contro spionaggio.
Giorgio Pulini
Ps: Non entro nel merito di queste onda di “color revolution” (o flower revolution). Ne capisco ancora troppo poco e la paura dell’ombra del senatore John Kerry, Soros e dei loro amici banchieri, ispiratori delle suddette rivoluzioni, mi fa venire i brividi e temere il peggio.Mi auguro veramente che non si stiano solo creando nuovi mercati dove vendere merce e basta!